Nazareth

Intervista a due giovani ragazzi affidatari della Coop. Nazareth

2 febbraio 2016
News

Ibra e Hussein, sono due giovani ragazzi egiziani di 22 anni, accolti dalla Coop. Nazareth quando erano minorenni e da qualche anno sono affidatari di ragazzi stranieri minorenni arrivati in Italia da soli senza adulti di riferimento sul territorio. Oggi ci raccontano la loro esperienza di affido.

1) Quando sei entrato in contatto con la Coop. Nazareth?

Ibra: Sono arrivato come minore straniero non accompagnato sei anni fa e dopo un periodo di comunità sono stato accolto dalla Cooperativa Nazareth.

Hussein: Anche io sono arrivato a Nazareth come minore straniero non accompagnato 7 anni fa.

 

2) Raccontaci la tua esperienza di affidatario.

Ibra: Per me è una bella esperienza: è bello aiutare l’altro, un altro ragazzo che come me in questo momento è in difficoltà. La gente pensa che si possa aiutare solo con i soldi, ma non è del tutto vero, si può aiutare anche con l’esempio, con la vicinanza. Quando i ragazzi arrivano a Giona (il centro diurno della Cooperativa Nazareth) all’inizio sono un po’ spaesati, la nostra presenza li rende più tranquilli perché possiamo spiegare loro come funziona la vita qui e dentro il progetto di Nazareth. Diventiamo per loro punto di riferimento, e li aiutiamo ad avere il coraggio per andare avanti. Tiriamo loro su il morale. I ragazzi che accogliamo, purtroppo e per fortuna, non sono tutti uguali, alcuni capiscono altri un po’ meno.

Hussein: La mia esperienza di affido è far capire loro quello che abbiamo passato anche noi. Poter raccontare loro la mia storia, di come si vive qui in Italia, di ciò che faccio adesso. Essere affidatario significa anche stare dietro loro soprattutto quando sbagliano, è una questione di responsabilità, non basta semplicemente dare loro da mangiare, ma dobbiamo riprenderli quando sbagliano, consigliarli quando hanno dei dubbi, stare loro vicini al momento del bisogno. Ci stiamo preparando per diventare genitori.

 

3) Quali sono i momenti di maggiore condivisone che hai con il ragazzo/ragazzi che hai in affido?

Ibra e Huessein: Il momento della cena, dopo il lavoro, quando ci ritroviamo tutti a fine giornata e cuciniamo e mangiamo insieme. E il weekend quando si va a giocare a calcio insieme o rimaniamo in casa a vedere la televisione.

 

4) Perchè hai deciso di diventare affidatario?

Ibra e Hussein: Perché quando siamo arrivati in Italia siamo stati aiutati e adesso vogliamo essere d’aiuto noi ai ragazzi che sono in difficoltà. E’ il nostro modo per restituire ciò che abbiamo ricevuto

 

5) Cosa significa per te essere accolti e accogliere?

Hussein: Essere accolti per me significa essere aiutati ad inserirsi in un nuovo paese, imparare una nuova lingua, farsi consigliare su cosa è giusto fare e come fare a vivere in una città che non è la tua.

Aver vissuto momenti di difficoltà mi ha aiutato a dare agli altri ciò che ho ricevuto io. Un proverbio arabo dice che “Se fai del bene oggi riceverai del bene domani”.

Ibra: Quando ti trovi in una situazione di difficoltà, hai sempre bisogno di un’altra persona che ti aiuti. Per me accogliere significa aiutare un ragazzo che come me è

arrivato in Italia senza punti di riferimento per insegnargli poi ad andare da solo.

 

 

 







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