Nazareth

Voce ai ragazzi di Giona: Lamine

24 gennaio 2019
Gnews
Lamine

Il presente articolo si propone come l’apertura di una serie di pubblicazioni il cui intento è quello di mettere in rilievo le composite voci dei ragazzi di Giona. La messa a disposizione di uno spazio espressivo è volta a dar loro la possibilità di comunicare le proprie passioni, di narrare la loro vita in Italia e confrontarla con gli anni trascorsi nel paese d’origine, di raccontare e informare sulle tradizioni appartenenti alla loro cultura.
Tutto ciò congiuntamente a, per quanto possibile, opinioni personali, punti di vista, esperienze soggettive.

Il primo ragazzo che andiamo a intervistare è Lamine, un guineano di 18 anni arrivato in Italia un anno e mezzo fa. Appassionato di musica, in particolare di rap e di
reggae, comincia a scrivere canzoni sin dalla tenera età. Il suo interesse per il canto, nello specifico per il rap, affiora tuttavia solo diversi anni più tardi, quasi per caso – quel caso
che si sa, a volte, essere rivelatorio.
Durante l’adolescenza un amico cantautore alla ricerca di una voce per la registrazione di un brano musicale chiede a Lamine di cantare per lui: è in quell’occasione che viene alla luce il suo talento e il suo desiderio di consacrarsi alla musica.

Ha accettato di condividere con noi uno dei testi a lui più cari, scritto durante la fase di transizione che ha accompagnato il suo arrivo in Italia ed ha la peculiarità di essere composto in due lingue: francese e italiano. Segue una breve intervista in cui Lamine si è offerto di rispondere alle nostre domande.

 

Ma vie (la mia vita)

Au hasard d’un soir (vagando una notte)
L’on se trouvait dans un couloir (ci trovavamo in un corridoio)
Ou on avait ni à manger ni à boire (dove non c’era né da mangiare né da bere)
Pour ne pas perdre l’espoir (per non perdere la speranza)
L’on sorti un écritoire (abbiamo impugnato una penna)
Pour mieux orienter nos espoirs (per dare una direzione migliore alle nostre speranze)
Avec le tout puissant Allah me dise MLB (con tutta la sua potenza Allah mi dice MLB*)
Il ne faut pas désespérer (non dobbiamo disperare)
Parce que l’espoir est permis, l’espoir est permis yeahhh (perché la speranza è permessa, la speranza è permessa)
Tant que c’est pas perdu (finché non si è perduto)
Il ne faut pas désespérer (non dobbiamo disperare)
Ce beau matin j’entends des cris (in questa bella mattina sento urlare)
C’était pas des grigri ni des blabla (non erano dei grigri né dei blabla)
C’était le cri de ma generation qui dit: (era l’urlo della mia generazione che dice)
“y’a le feu, y’a le feu ce continent (va a fuoco, va a fuoco questo continente)
Guarda questi bambini che vanno così
Che piangono sopra questa strada.
Non c’è più mamma, non c’è più papà
E tutti sono morti dentro questo fuoco”
Adesso i bambini che piangono:
“oh mamma, oh mamma, oh papà”
E tutti sono morti,
Non c’è più mamma, papà,
Voi che mi guardano, nessuno può darmi una mano
Adesso io vado, adesso io vado
Yeahhhhhhhhhhh

Quando hai deciso di scrivere questo pezzo? L’hai elaborato in più fasi?

“Ho cominciato a scriverlo poco prima di partire dalla Guinea, per continuarlo poi durante il viaggio. Ho voluto imparare l’italiano prima di completare il testo: così ho potuto usare due
lingue (il francese e l’italiano, ndr) per esprimere al meglio il cambiamento che ho dovuto vivere, passando attraverso due mondi totalmente differenti”.

Nella canzone dici: ‘Avec le tout puissant Allah me dise MLB*’: ti va di spiegarci il significato di MLB*?

“MLB sta per: Mamma, Lamine, Barry – Barry è il mio cognome. Ogni volta che scrivo penso prima a mia mamma e poi a me. In questa frase voglio dire che Allah mi ricorda che non è finita, che c’è ancora speranza per noi, per la mia famiglia. È Allah che guida i miei pensieri quando prendo in mano la penna”.

Qual è la tua speranza?

“La mia speranza passa attraverso la scrittura. Scrivo per raccontare la mia storia e per farla conoscere alle persone. Io scrivo per capire il mondo e la gente, le culture e per trasmettere quello che ho da dire. Se non scrivessi, non rimarrebbe nulla di me dopo la morte”.

L’immagine del fuoco è devastante. L’hai visto con i tuoi occhi?

“La mia casa è stata messa a fuoco da gente di un etnia rivale. Quello che intendo comunicare qui è che il fuoco non ha toccato soltanto la mia casa: è il continente intero che brucia a causa di tutte le guerre. È questa la denuncia della mia generazione, della gioventù africana, che alza la voce per farsi sentire. Ma in tutto questo sono i bambini a soffrire di più perché talvolta rimangono senza genitori, senza nessuno che li protegga, ancora così piccoli. Ho deciso di lasciar parlare i bambini perché anche io mi sento come loro, sono vicino alla loro sofferenza e alla loro fragilità”.

Guerre, disagio sociale, problematiche legate all’immigrazione… Sono queste le tematiche che tratti generalmente?

“Io canto quello che è importante per le persone. Mi rivolgo specialmente al disagio e alla sofferenza di tutti gli africani, parlo per loro. Per questo, leggere i libri di storia mi aiuta molto. Faccio un esempio: conoscere i fatti della Prima Guerra Mondiale mi ha permesso di scrivere in merito alla colonizzazione dell’Africa. Però mi piace leggere la storia di tutti i paesi, di tutte le culture, è anche un ottimo modo per imparare nuovi termini che posso inserire nei testi”.

Oltre alla storia, ci sono altre circostanze che ti stimolano a scrivere un testo?

“La natura è un’altra grande fonte di ispirazione per me, o i discorsi delle persone, certe parole che dicono, parole importanti, mi servono per scrivere canzoni”.

Ti ispiri a qualcuno in particolare?
“Ammiro molto Bob Marley. Quando lo ascolto mi arrivano tante nuove idee. Mi piace ascoltare anche Mina”.
Lo guardiamo incredule.
“Sì, Mina! Mi emoziona tantissimo”.

Torniamo al tuo testo, nelle ultime strofe ti rivolgi a qualcuno che ti guarda, ma che non ti può aiutare. A chi ti riferisci?
“Mi riferisco all’Europa, che non può stare a guardare e basta, deve intervenire. La situazione attuale dell’Africa è disastrosa, non ha più senso rimanerci. L’unica soluzione è
andarsene”.

Quindi la frase finale è un addio all’Africa? Parti per non tornare più?
“Sì, è così”.