Nazareth

Voce ai ragazzi di Giona: Bassem

27 marzo 2019
Gnews

Intervista a Bassem, un ragazzo tunisino di 18 anni che, dopo aver concluso il suo percorso di accompagnamento all’autonomia a Giona, sta frequentando un corso per
diventare affidatario, ovvero gestore di alloggi indirizzati ai minori stranieri non accompagnati.

Bene Bassem, sei pronto per la tua prima intervista?

Io sono nato pronto.

Giocavi già a calcio in Tunisia prima di arrivare in Italia?

Faccio calcio in una squadra da quando avevo 14 anni. In Tunisia, come in Italia, il calcio è lo sport più importante. Giocavo nelle giovanili dell’Esperance Sportive Tunisie, una squadra semi-professionista nella quale potevo allenarmi senza pagare l’iscrizione, dato che avevo vinto la selezione per entrare. Ero una punta destra: dovevo entrare nell’area, e fare goal. Poi certo, ogni tanto prendevo un cartellino rosso perché entravo sempre sulle gambe (ride, ndr).

Qual è il tuo ruolo ed in cosa consiste?

Adesso gioco in difesa, visto che c’è bisogno, poi però cambiamo spesso ruolo. La cosa più difficile è correre avanti e indietro perché, passando dal calcio al calcetto, occorre più tecnica e meno fisico, cosa che mi manca.

Hai mai avuto problemi a fare squadra con ragazzi di altre nazionalità?

Ma va! Cosa faccio, dovrei giocare da solo? Nono mai, ho giocato anche con gli zombie e non ho nessun problema. E poi, Argent e gli altri (compagni di squadra, ndr) stavano con me a Dosimo (centro di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, ndr) prima ancora di iniziare a giocare a calcio insieme. Fation e Kimo addirittura abitano con me.
Ad ogni partita, anche se non siamo convocati, veniamo tutti anche se magari non giochiamo.

Di che cosa vai più orgoglioso? Racconta un aneddoto che è successo in questi 4 mesi.

Della mia prima partita. Avevamo paura, perché tutti avevamo fatto calcio (la squadra di Giona è di calcetto, giocano in 5, ndr). Chiedete a Jimmo (educatore, ndr): quel giorno c’erano tutti che facevano il tifo contro e tiravano insulti. Anche Giulia e Carlo erano presenti (educatori, ndr): chiedete che reazione abbiamo avuto dopo che abbiamo segnato l’1 a 0… *tira un sospiro di sollievo*.

Cosa fate per darvi coraggio prima di fare una partita?

Facciamo casino, battiamo le mani, ed Andrea balla! Questo per me è importante e mi dà davvero… l’energia… eh non so come si dice.

Ti dà la carica?

Eh sì bravo, vedi allora che sei intelligente! Poi, alla fine, Andrea ci dice quello che abbiamo sbagliato, anche se abbiamo vinto, perché dobbiamo restare calmi e concentrati.

È mai successo qualche volta che delle squadre avversarie vi giudicassero diversamente da come giocate a pallone?

Sì certo, succede a volte. Ricordo che una volta Fation aveva preso il cartellino rosso per colpa di un arbitro scorretto e di avversari che lo erano ancor di più. Quando succede vorrei spaccare loro la faccia, ma Andrea ci dice sempre che in campo e fuori, prima di vincere o perdere una partita, l’importante è rispettare gli avversari, anche se loro non
rispettano te.

Ma se ci fosse la possibilità di andare oltre col Calcio, continueresti?

Certo, io andrei avanti per sempre se ci fosse ancora l’opportunità: campionato, Champions League, fino alla luna. Con questa squadra, con Andrea come allenatore.

Se potessi incontrare il Bassem di 4 mesi fa, lo troveresti diverso da quello che sei adesso? Come?

Sentivo che quando sbagliavo un passo, o addirittura perdevo la partita, mi arrabbiavo tanto dentro. Ma perché mi sentivo responsabile per la squadra. Adesso, però, quando
perdo capisco che fa parte del gioco; anche se perdo 10 a 0 devo comunque continuare lo stesso a giocare come se fosse 0 a 0.
Poi ricordo che sempre, prima della partita, sentivo un gran male alla pancia.

Eh, è lo stress del Campione…

Eh esatto (ammicca, ndr).

Guardate, sono davvero felice di questa esperienza, perché mi accompagnerà per tutta la vita, anche per mio figlio, se in futuro ne avrò uno. Dirò molte bugie per sembrargli più figo. Dirò che mi sarò rotto una gamba e che avrò continuato a giocare lo stesso.